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La Chiesa di S. Maria del Riposo, sede della Forum Clodii

La sede dell'Associazione Forum Clodii è situata nella chiesa di Santa Maria del Riposo di Bracciano, concessa in uso dalla Parrocchia di Santo Stefano Protomartire sin dal 1972, anno di fondazione dell’associazione. La chiesa, uno dei monumenti storici più significativi di Bracciano, è situata lungo la via che dal centro abitato discende verso il lago, in una località che indubbiamente offre uno dei più spettacolari panorami del Lago di Bracciano.

J.P. Hackert. Veduta (1784) del Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano e della Chiesa di Santa Maria del Riposo.
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Cartolina degli anni venti. Veduta panoramica di Via del Lago con, sullo sfondo, la Chiesa di Santa Maria del Riposo.
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La chiesa, commissionata dalla famiglia Orsini, fu edificata nel luogo dove sorgeva una piccola cappella chiamata Santa Maria del Sasso, della quale rimane un'immagine trecentesca della Madonna inglobata nella parete di fondo.

Santa Maria del Riposo. Immagine della Vergine Maria con il bambino Gesù (XIV secolo).
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Controversa è la questione della sua cronologia. Non ci sono documenti che ne fissino precisamente i termini. Approssimativamente si può datare la conclusione del cantiere architettonico al 1573, mentre quello pertinente la decorazione degli interni prosegue almeno fino al 1585.
La chiesa presenta una struttura molto semplice a pianta centrale con una cappella principale e due cappelle laterali. La facciata è incorniciata da due lesene che sorreggono un timpano triangolare.

Santa Maria del Riposo. Veduta dell’esterno della chiesa
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L'estrema semplicità delle forme architettoniche contrasta con la fastosità e la ricchezza della decorazione ad affresco, che si sviluppava per l'intera superficie interna. Gli affreschi che decorano l'interno della chiesa sono stati vagamente attribuiti ai fratelli Taddeo e Federico Zuccari, i quali avevano già in precedenza lavorato nel castello Orsini, ma è più probabile che siano stati realizzati dalla loro scuola.
La cappella dell'altare principale si presenta oggi piuttosto spoglia a seguito di un restauro che ha eliminato l'altare risalente presumibilmente al XIX secolo, dietro al quale è stata scoperta l’immagine di una Madonna con Bambino di fattura quattrocentesca.

Santa Maria del Riposo. L’altare centrale della chiesa.
Santa Maria del Riposo, altare centrale. Particolare della Vergine Maria che allatta il bambino Gesù (XV secolo).
Santa Maria del Riposo, altare centrale. Raffigurazione di San Sebastiano, patrono della comunità di Bracciano (XVI secolo).
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Nella cappella sinistra viene rappresentata la Strage degli Innocenti, mentre in quella di destra l'Assunzione della Vergine Maria. Gli affreschi di quest’ultima cappella furono commissionati dalla famiglia locale dei Pagnotta, della quale, sopra l’arcone, compare lo stemma araldico.

Santa Maria del Riposo. Gli altari laterali, destro e sinistro, della chiesa.
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Santa Maria del Riposo, altare destro. Particolare dello stemma araldico della famiglia Pagnotta.
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La Chiesa di S. Stefano e il Museo dell'Opera del Duomo "Bruno Panunzi"

La primitiva chiesa di Santo Stefano, di dimensioni molto modeste, in origine doveva far parte della piccola rocca dei Prefetti di Vico proprietari di Bracciano nell’XI secolo e, solo dopo l’acquisto del feudo da parte degli Orsini e i primi lavori di ristrutturazione della rocca, agli inizi del XV secolo, cominciò ad assumere la funzione di luogo aperto al culto pubblico.

Santo Stefano. Veduta della facciata della chiesa.
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Attorno al 1550 le dimensioni di S. Stefano erano ormai inadeguate a causa dell’aumento della popolazione, e a questo si aggiunse il cattivo stato dell’antica costruzione che obbligò il Capitolo ad importanti interventi di ampliamento. La nuova costruzione dovette essere realizzata rapidamente visto che nel 1554 vi fu celebrata, per la prima volta, la festa solenne di maggio in onore di San Sebastiano.
Tra il 1609 e il 1619 vennero anche eseguiti i lavori di restauro e trasformazione del vecchio campanile che assunse la forma che vediamo attualmente. Quello di stile tardo medievale, caratterizzato da tetto a cuspide e finestrelle, era stato infatti colpito per due volte da un fulmine.

Santo Stefano. Particolare del tetto della chiesa e del campanile seicentesco.
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Nel 1638 il Capitolo si rivolse per l’ampliamento della chiesa all’architetto Orazio Turriani, nativo di Bracciano ma attivo a Roma, dove aveva progettato la facciata di S. Lorenzo in Miranda e la chiesa di S. Francesco di Paola. La “fabbrica” dell’attuale chiesa, quasi sicuramente su disegni dello stesso architetto, si protrasse per oltre settant’anni. Nel 1685 fu ufficialmente posata la prima pietra del nuovo altare maggiore in muratura, che andò a sostituire quello esistente realizzato in legno.

Fra le tante opere databili tra la seconda metà del XVII e l’inizio del XVIII secolo presenti all’interno della chiesa, va senz’altro citata la pala d’altare maggiore attribuita al pittore modenese Giacomo Zoboli, che raffigura il martirio di Santo Stefano e la pala d’altare di Giacinto Gimignani, datata 1669, dedicata a San Sebastiano.

Santo Stefano. Giacomo Zoboli. Pala dell’altare maggiore con particolare del martirio di Santo Stefano.
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Ai primi del 1700, quando già il ducato di Bracciano era stato acquistato dalla famiglia Odescalchi, per ovviare alle difficoltà di accesso a S. Stefano, fu creato un piano di fronte all’ingresso principale utilizzando i conci e i capitelli dell’antica chiesa.
La struttura, ormai terminata, presenta un impianto a croce latina con una navata centrale e due laterali, che costituiscono il suo corpo longitudinale e due cappelle laterali che ne rappresentano il transetto.

Santo Stefano. Veduta della navata centrale della chiesa, con l’altare maggiore sullo sfondo.

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Santo Stefano. Particolare della cupola della chiesa, con le raffigurazioni dei quattro evangelisti.
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S. Stefano fu di nuovo consacrata nel 1732 e la nuova facciata venne ultimata nel 1758. Quest’ultima ripete uno schema bipartito tipico dell’epoca, scandito da paraste e fregi in stucco, con due volute laterali nella parte superiore.

Santo Stefano. Rilievo della facciata settecentesca della chiesa.
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Una profonda trasformazione dell’area antistante la chiesa avvenne nel 1869 con la costruzione dell’attuale gradinata di accesso a due rampe e, nel 1873, con la definitiva sistemazione della piazza a larghe gradinate.
Nel 1885 il Capitolo decise il restauro generale della chiesa con fondi in parte donati dalla principessa Sofia Branicka Odescalchi. Questi ultimi lavori, durati circa dieci anni, trasformarono profondamente l’aspetto interno della chiesa. Il nuovo pavimento in marmo di Carrara, ad esempio, portò alla distruzione di quello seicentesco in cotto e di tutte le lapide funebri in esso inserite.
Ai primi del 1900, con la trasformazione della cappella forse dedicata in origine a S. Antonio e destinata invece ad ospitare la macchina processionale contenente le tavole del SS. Salvatore, può considerarsi conclusa la storia della “fabbrica di S. Stefano”.


Museo dell'Opera del Duomo "Bruno Panunzi"

Il giorno 13 marzo 2011, è stato inaugurato il Museo dell’Opera del Duomo intitolato a Bruno Panunzi che così intensamente si era speso per la sua realizzazione.
Il museo, di cui l’associazione Forum Clodii è responsabile, è stato allestito negli spazi restaurati dell’antica sacrestia, e conserva suppellettili liturgiche proprie della chiesa come collezioni di reliquiari, paramenti sacri, realizzati con stoffe antiche e preziose, quadri devozionali, statue processionali. In un ambiente attiguo si trova invece l’Archivio del Duomo, ricco di documenti fondamentali per la storia della chiesa e la vita dell’intera comunità di Bracciano.

ARCHIVIO STORICO PARROCCHIALE (XVI° - XIX° SEC.)
del Museo dell’Opera del Duomo

La consultazione dei documenti è possibile soltanto previo appuntamento concordato con il responsabile di sala (sig. Gianfranco DE LULLO) scrivendo una email all'indirizzo: g.delullo@libero.it
Il logo del Museo dell'Opera del Duomo "Bruno Panunzi"
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Del complesso museale fa parte anche una sala appositamente realizzata per custodire e valorizzare due opere di alto valore artistico e simbolico, di ritorno in città dopo un lungo e delicato intervento di restauro. La prima, il doppio trittico o “pale” del Santissimo Salvatore è datata 1315 e firmata da Gregorio e Donato d’Arezzo come recita l’iscrizione Graegorius et Donatus de Aretio me fecerunt anno Domini MCCCXV. Sul fronte della tavola principale è rappresentato il Salvatore assiso in trono, mentre sul retro è presente l’Assunta che porge la cintola a S. Tommaso. Le ante del doppio trittico sono anch’esse decorate sui due fronti con immagini di santi tra cui S. Giovanni Battista e S. Nicola di Bari, e i diaconi martiri S. Stefano e S. Lorenzo.
La seconda opera conservata nella nuova sala del museo, è una pittura su tavola raffigurante l’Assunzione della Vergine, originariamente collocata nella Chiesa di San Lorenzo in Pisciarelli. Il dipinto, suddiviso in due registri, mostra in quello superiore la Vergine e Cristo in gloria tra angeli ed arcangeli, mentre nel registro inferiore sono presenti gli apostoli. Da recenti studi, l’opera è stata attribuita a Pedro Fernandez da Murcia, il cosiddetto Pseudo Bramantino, pittore di origine ispanico-fiamminga e di formazione lombarda, attivo tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo.

Gregorio e Donato d’Arezzo (1315). Doppio trittico del Santissimo Salvatore.

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Pedro Fernandez da Murcia - Pseudo Bramantino (XVI secolo). Assunzione della Vergine.

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Il Museo dell’Opera del Duomo "Bruno Panunzi" è aperto al pubblico secondo il seguente calendario:

dal 1 Settembre al 30 Giugnosabato e domenica dalle 10,30 alle 12,30;
dal 1 Luglio al 31 Agostosabato domenica dalle 17,30 alle 19,30.

Aperture straordinarie e richieste di visite guidate per gruppi di almeno 15 persone possono essere concordate previo appuntamento, scrivendo a info@forumclodii.org.

La leggenda del ritrovamento delle pale del Santissimo Salvatore e la cronaca del loro furto
(testo tratto da: Angela Carlino Bandinelli, 1989. Parlando di Bracciano. Ed. Mediterranee)

…È il 18 agosto, siamo tra il 1580 e il 1584. Duca di Bracciano è Giordano Orsini.
…Un contadino sta arando il suo campo per la semina del grano. I buoi procedono lentamente tirando l'antico aratro di legno. Improvvisamente davanti ad un enorme masso di pietra si fermano e si… inginocchiano. Il contadino tenta di farli rialzare. Niente. Sposta il masso ed ecco apparire una tavola di legno con l'effige del SS. Salvatore.
L'uomo, emozionatissimo, corre in Paese, poi, seguito da una gran folla, torna al luogo del ritrovamento. In processione, portata dai buoi, la sacra pittura arriva nel Borgo. Sia i frati Agostiniani che il Capitolo della Collegiata vogliono per sé il dipinto, ma i buoi, dopo essersi di nuovo inginocchiati davanti alla chiesa di S. Maria Novella che è degli Agostiniani, proseguono verso la Collegiata dove si arrestano per non muoversi più.
Si racconta che, sulle tracce delle ruote del carro che trasportò la sacra immagine, a partire dal luogo del ritrovamento fino alla sua destinazione, un contadino abbia passato l’aratro affinché il segno del miracoloso rinvenimento non fosse dimenticato. La preziosa tavola del SS. Salvatore fu custodita gelosamente in un armadio della Sacrestia per essere tirata fuori e portata in processione solo in particolari ricorrenze.

Solenne processione con trasporto della macchina del Santissimo Salvatore (1920)
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Arriviamo al nostro secolo.
Nel febbraio 1922 la preziosa opera viene rubata e la storia del suo ritrovamento, riportata qui di seguito, grazie alla testimonianza diretta dell’amico Luciano Russo, ha dell’incredibile.

Giuseppe Bresciani, mio nonno materno, era uomo industrioso e aveva fabbrica di mattonelle di graniglia antica, ditta di costruzioni e negozio di ferramenta, dove la merce arrivava via ferrovia. I vagoni venivano, infatti, messi su carrelli con ruote di gomma e trasportati su strada al vicino magazzino, per essere scaricati della merce pesante. Nel 1923, una cassa d'imballaggio, del tipo generalmente usato per lastre di vetro, arrivò in negozio, risultando in quell'occasione "merce non ordinata". Giuseppe Bresciani, che il vetro lo tagliava, e sua moglie Camilla Ercoli, che amministrava commercio ed economia, vollero comunque aprire la cassa prima di ritornare la consegna e all’interno ritrovarono le pale del Santissimo Salvatore.  Da persone oneste quali erano, avvertirono subito il Sindaco, al quale l’opera fu riconsegnata”.

Solenne processione successiva al ritrovamento delle pale del Santissimo Salvatore (1926)
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L’antica macchina processionale che custodisce oggi una copia delle pale trecentesche, viene tuttora portata in solenne processione da venti “facchini” lungo un percorso che, partendo dalla Chiesa di S. Stefano, si snoda per le vie della città, fino a fare ritorno alla chiesa stessa. Questo avviene ogni anno,la prima domenica di agosto successiva alla festa dell’Assunta, in occasione della festività del SS. Salvatore.

Solenne processione con trasporto della macchina del Santissimo Salvatore (2006).

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